Scuola Professionale
di Immersione Subacquea
"MARCO POLO"
(FONDATA NEL 1959)

CONT@TTO


LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DEGLI 

OPERATORI TECNICI SUBACQUEI (O.T.S.)

Insegnare ad imparare ad andare sott’acqua è sicuramente uno dei compiti più delicati, impegnativi e di elevata responsabilità che una Scuola di formazione professionale si trovi a dover espletare.

Si tratta, fondamentalmente, di rimuovere ostacoli di natura psicologica che condizionano ogni essere umano abituato a muoversi in ambiente normobarico fin dalla nascita e “ricondizionarlo” ad operare nell’idrospazio con identica razionalità e controllata emotività.

L’ansia, le nevrosi, l’angoscia e l’istinto di conservazione possono determinare difficoltà insormontabili per chiunque si accinga a penetrare nell’ambiente liquido senza quell’indispensabile professionalità che è riconosciuta essere la primaria, se non unica, forma di prevenzione e di tutela dell’incolumità fisica per l’estrinsecazione dell’attività subacquea, a qualunque fine svolta.

La selezione degli Allievi della Scuola inizia attraverso un'accurata visita medica di valutazione psico-fisica attitudinale ritenuta dalla Scuola stessa indispensabile per essere ammessi alla frequenza dei propri Corsi, ed effettuata secondo quanto disposto dalla Scheda Sanitaria allegata al Decreto Ministeriale Marina Mercantile del 13.01.1979, Gazzetta Ufficiale n°47 del 16.02.1979.

La partecipazione al Corso per Operatori Tecnici Subacquei è, attualmente, limitata ad un numero massimo di 15/20 Allievi, nel rispetto di un equilibrato rapporto di richiesta e di offerta esistente, a carattere nazionale ed internazionale e costantemente aggiornato da parte della Scuola.
Nell’anno 2005 è in atto il 61° Corso rivolto ad aspiranti Operatori Tecnici Subacquei che provengono, come per gli anni passati, dalla stragrande maggioranza delle regioni italiane e di altri Paesi europei e non, al fine di conseguire quei titoli professionali previsti dalla Legge – Quadro n° 845 del 21.12.1978, in materia di formazione professionale che unici daranno loro diritto occupazionale.

Una fra le tante particolarità dell’insegnamento subacqueo impartito dalla Scuola che, si ripete, è l’antesignana e l’istitutrice delle figure categoriali riguardanti gli Operatori Tecnici Subacquei (1959), i Tecnici Iperbarici (1973)  e di quella dell’Esperto in Tecniche Subacquee per l'Archeologia, Istruttore Subacqueo, Animatore,Assistente per lo Sport ed il Tempo Libero Subacquei, Operatore di Ripresa Subacquea e Tecnici di Rilievi e Ricerche Subacquee (2000) in ottemperanza alle leggi vigenti, si riferisce al fatto che la formazione professionale dei propri Allievi viene svolta interamente in ambienti operativi quale il lago, il mare, in torretta di training, in assenza completa di visibilità, “in” e “con” camere iperbariche.

Soltanto circa trenta ore di istruzione tecnica, sulle previste ottocento, vengono riservate all’addestramento in piscina ritenuto dalla Scuola esclusivamente di carattere propedeutico.

Inserire i giovani aspiranti lavoratori in un ambiente ad elevato indice di pericolosità quale quello subacqueo, dove la sicurezza e la salvaguardia dell’incolumità fisica dipendono da elementi fondamentali come la PRUDENZA, L’AUTOCONTROLLO, IL COORDINAMENTO DELLE OPERAZIONI, L’IGIENE DELL’IMMERSIONE, L’AUTODISCIPLINA, presuppone una formazione professionale capillare e “personalizzata” tale da determinare un’impegno assai elevato e responsabile da parte del personale docente e degli istruttori della Scuola.

Ai Tecnici Subacquei, poi, li attenderanno l’esecuzione di compiti gravosi, di livello professionale, che dovranno poter essere svolti in ogni ambiente “liquido” (laghi, mari, pozzi, cisterne, fiumi, etc.), spesso in condizioni ambientali ad elevato impegno tecnico e psico-fisico da svolgersi, anche, nella più completa assenza di visibilità e in presenza di correnti e/o ostacoli sommersi.

A tutto ciò, quindi, gli aspiranti Tecnici Subacquei dovranno essere “formati” attraverso un’analitica e approfondita “informazione”, finalizzata allo sviluppo di capacità psichiche fra cui dovrà spiccare L’AUTOCONTROLLO.

Si dovrà, cioè, “imporre” all’Allievo, con ovvia gradualità, un impatto continuo con quegli ambienti naturali in cui sarà chiamato ad operare (ben diversi dalle tiepide acque della piscina o da quelle limpide e cristalline del mare), abituandolo progressivamente al freddo delle lunghe permanenze in acqua, ai lunghi tratti di nuoto di "trasferimento" di superficie con assetto leggero o completamente equipaggiati, ad operare nella più completa assenza di visibilità in immersione, al coordinamento delle operazioni da svolgersi, anche, durante l’effettuazione di esercitazioni notturne, a sviluppare una completa autonomia operativa e/o di resistenza psico-fisica tale da garantire, con totale coscienza partecipativa l’assoluta osservanza di protocolli prevenzionali antinfortunistici in uno con il rendimento operativo coinvolgente, spesso, il lavoro di squadra.

Può sembrare una retorica semplice, ma secondo i dettami della Scuola gli Allievi devono abituarsi, fin dall’inizio del loro ciclo formativo, all’idea che non saranno loro a scegliersi il luogo, l’ora, l’area geografica, le migliori condizioni psico-fisiche e meteo per l’effettuazione della loro immersione. E', infatti, ben noto che ogni attività professionale implichi il concetto di DOVERE, a differenza di qualunque attività ricreativo/amatoriale che implica, sempre ed esclusivamente, il diletto e, quindi, il PIACERE.

Si deve tener presente, infatti, che i rischi a cui un subacqueo è esposto, qualunque sia il fine ultimo che lo spinge a penetrare nell’elemento liquido, non sono da ricercare nell’ambiente lavorativo, negli strumenti impiegati, nelle attrezzature e/o equipaggiamenti individuali utilizzati, nelle tecniche di respirazione, ma anche e soprattutto nella sua struttura psichica “inconscia”; soltanto se i desideri e le pulsioni inconsce saranno in accordo con la sua “coscienza”, l’aspirante subacqueo potrà considerarsi dotato di quell’indispensabile AUTOCONTROLLO necessario ad affrontare, in termini di sicurezza prevenzionale antinfortunistica, tutti i pericoli insiti nell’immersione.

Nel settore formativo professionale di carattere subacqueo, poi, per esperienza diretta della Scuola, possono esistere due tipologie didattiche fondamentali:
 

L’una, caratterizzata da un approccio selettivo/atletico con scarso spazio dedicato alla pratica controllata di situazioni reali.

L’altra, distinta da un criterio partecipativo di reiterata simulazione di operatività concrete miranti ad ottenere la sicurezza operativa attraverso l’esperienza pratica, la conoscenza accurata delle attrezzature e dei protocolli procedurali riguardanti precise metodologie prevenzionali antinfortunistiche.

Anche l’insegnamento teorico è diverso nelle due metodologie. 

Nel primo caso, è piuttosto complesso e molto approfondito.

Nel secondo, si mira all'esemplificazione chiara e corretta delle principali norme e regole applicative di tecnica e di sicurezza.

Il primo insegnamento viene impartito in modo cattedratico; il secondo preferisce tecniche didattiche di seminario e/o di esercitazione.

La Scuola adotta entrambe le metodologie teorico/pratiche ampliate, sperimentate ed aggiornate da oltre quarant'anni di esperienza specifica, potendo contare sul “ritorno” esperienziale dei propri Allievi e suggeritivo da parte dell’imprenditoria nazionale ed internazionale tanto da poter garantire, in termini di assoluta professionalità, quel “prodotto umano finale” che si inserirà, di diritto e in forma sempre aggiornata, nel settore lavorativo subacqueo ed iperbarico connesso.

Dal punto di vista della prevenzione del rischio subacqueo, è indubbio che buone condizioni fisiche siano un punto a favore per chi intende intraprendere un’attività professionale considerata, a ragione, ad elevato indice di rischiosità, ma non si può considerare “sicuro” un subacqueo che disponga di forma fisica perfetta ma di  scarse conoscenze tecniche ed esperienza pratica.

La Sicurezza, quindi, sempre secondo i dettami della Scuola, dovrà scaturire come una miscellanea tra efficienza fisica, psichica, esperienza pratica e precise conoscenze tecniche (teorico/pratiche).

Dal punto di vista fisico, agli Allievi della Scuola viene impartita un’istruzione specifica che vede, oltre ai normali esercizi ginnici effettuati a corpo libero, percorsi terrestri zavorrati e sagolati con body-line di tre metri. I percorsi terrestri sono svolti in un armonico crescendo graduale, nello spazio temporale di sei mesi, in funzione diretta del “rendimento operativo” e si sviluppano fino a quindici chilometri, spesso con tempi assegnati.

E’ impressionante rilevare che nella statistica italiana e mondiale degli incidenti, anche letali, occorsi a subacquei che svolgono attività amatoriale/ricreativa, la causa dominante non sia tanto di ordine fisiopatologico, ma riferita ad emotività, a scarsa preparazione tecnica, mancanza o carenza di allenamento fisico, superficialità, improvvisazione.

Ci si trova di fronte, cioè, alla totale mancanza di quella indispensabile PROFESSIONALITA’ (da non confondere con il PROFESSIONISMO) che dovrebbe riguardare, di diritto, chiunque si accinga a penetrare nell’idrospazio.

E’ quindi corretto, secondo la Scuola, impostare la prevenzione del rischio sul piano dell’efficienza fisica e della selezione, utilizzando un programma didattico che mira ad ottenere uno sviluppo psichico, fisico/atletico tale da far superare ogni imprevisto, anche in forma contingente, unitamente a conoscenze approfondite ed aggiornate di fisiopatologia e tecnica prevenzionale antinfortunistica.

La Scuola dà, inoltre, particolare rilievo ad esercitazioni composite, studiate per la bisogna, finalizzate alla concentrazione psichica e capacità mnemonica sviluppantesi attraverso esercitazioni sempre più complesse da svolgersi, anche, in completa assenza di visibilità, attraverso l’impiego di segnali convenzionali, ricerche sistematiche guidate dalla superficie, lavoro di squadra, etc., al fine di porre l’Allievo nella condizione di dimostrare, anche e soprattutto a se stesso, razionalità esecutive di operazioni subacquee da doversi effettuare, sempre, nel più completo rispetto delle norme di prevenzione antinfortunistica prescritte dalla Scuola.

A tal riguardo, infatti, nella Scuola non si parla mai di sicurezza in termini teorici, ma ogni fase addestrativa è permeata di SICUREZZA tradotta in nozioni tecniche e comportamentali, nella conoscenza dell’uso appropriato delle attrezzature e degli strumenti, in esecuzione automatica delle manovre necessarie, in ore di esperienza pratica vissuta in condizione di operatività reale, da svolgersi sempre sotto il controllo d’istruttori e/o docenti esperti e qualificati professionalmente, in addestramento pratico con camere iperbariche da valere quali simulatori di pressione in cui svolgere cicli di allenamento a sempre maggiori concentrazioni di gas, precedenti l’effettuazione di compressioni bagnate.

Quando la parte pratica di un Corso subacqueo così concepito ripropone quanto si è detto nella parte teorica a proposito della sicurezza e non rimanda al momento delle immersioni “vere”, per esempio, il rispetto della regola di immersione in coppia con body-line, il controllo preventivo delle attrezzature e/o degli equipaggiamenti individuali, il programma di compressione, i consumi preventivi dell’aria, la pianificazione di eventuali interventi di emergenza (stand – by), sarà sorprendente constatare come il rispetto delle regole ed il comportamento “condizionato” alla sicurezza diventino parte integrante dell’approccio all’immersione da parte degli Allievi a fine Corso e non noiose regole da ricordare che, con il tempo, potrebbero anche dimenticarsi.

In conclusione, dunque, la Scuola ritiene che un’efficace prevenzione del rischio debba comprendere una preparazione tecnica (psicofisico/pratica) di tipo chiaro, partecipativo, non allarmante, ma esplicativa dei motivi del pericolo e delle tecniche appropriate per prevenirlo e/o affrontarlo. 

L’istruzione teorica (fisiopatologia/tecnica e teoria), invece, non può né deve limitarsi ad una semplice esposizione di concetti seguita da un esame finale, ma deve prevedere verifiche di apprendimento e adattamenti didattici a misura di Allievo, nonché sessioni di tipo seminaristico durante le quali gli Allievi stessi abbiano la possibilità di discutere fra loro e con i vari docenti sulle nozioni motivo di studio approfondito e alla cui corretta applicazione è collegata la salvaguardia della propria ed altrui incolumità fisica.

Gli istruttori e il personale docente, ultimi ma non ultimi, dovranno possedere chiare e conclamate competenze professionali che saranno impartite con “ferreo coordinamento”, onde evitare la possibilità del verificarsi di incongruenze, contraddizioni e confusione che potrebbero realizzare presupposti di scarsa credibilità e/o affidabilità e, quindi, creare ulteriori presupposti di rischio.