Scuola Professionale
di Immersione Subacquea
"MARCO POLO"
(FONDATA NEL 1959)

CONT@TTO


LA FORMAZIONE PROFESSIONALE DEI TECNICI IPERBARICI (T.I.)

I Tecnici iperbarici (T.I.), categoria professionale istituita dalla Scuola nel 1973 d’intesa con il Ministero della Sanità, trovano sfocio occupazionale in due settori, ed i relativi Corsi perseguono due specifici indirizzi:

l’uno di supporto iperbarico a tutti i lavori subacquei svolti sia in basso fondale (batimetria -50) che in alto fondale e in saturazione di gas respiratori;
l’altro in ambito ospedaliero – ambulatoriale, sia pubblico che privato, nei servizi di medicina iperbarica e di pronto soccorso.

Nel primo caso non v’è attività subacquea di lavoro che non preveda o non debba prevedere l’assistenza iperbarica per garantire la tutela dell’incolumità fisica di quanti possono trovarsi esposti ad eventi embolici e per il funzionamento, l’assistenza tecnica e la manutenzione degli indispensabili impianti iperbarici idonei a svolgere operatività subacquee attuate oggi sino alla batimetria di -600, con la metodologia della saturazione. 

La vita e il lavoro degli O.T.S. (Operatori Tecnici Subacquei) in immersione sono in questi casi indissolubilmente subordinati alla presenza in superficie di uno staff qualificato non inferiore ai 16/20 Tecnici Iperbarici preposti al funzionamento di tutti gli impianti, gli strumenti e i servizi tecnici che, soltanto gestiti con elevata professionalità, possono consentire l’effettuazione di lavori a batimetria elevata. 
Essi sono denominati chamber operator’s, diving supervisor, assistenti di saturazione ed hanno una precisa gerarchia mansionale, categoriale e previdenziale. 

I principali compiti di questi tecnici sono quelli atti ad assicurare:

il costante e regolare mantenimento delle pressioni parziali (Pp) dei gas respiratori negli ambienti iperbarici e quindi della loro percentuale;
l’analisi dei gas respiratori ed ambientali mediante spettrometri di massa ed altri strumenti idonei alla bisogna;
il costante e regolare mantenimento della temperatura, della percentuale di umidità e di tutto quanto relativo alle condizioni di vita e di Igiene e Sicurezza nel microambiente iperbarizzato;
la continuità delle comunicazioni superficie/camera/campana e viceversa;
il costante mantenimento funzionale di tutti gli impianti, mezzi tecnici e strumentali;
lo "stoccaggio" dei gas necessari al periodo programmato di permanenza in stato iperbarico e ad ogni possibile insorgenza di evento emergenziale, tecnico o patologico;
i controlli igienici;
l’alimentazione;
il "confort" e la divagazione, anche quale ausilio di carattere psicologico;
l’assemblaggio della camera iperbarica sommergibile (campana) alla camera di stazionamento in superficie, l’immersione ed il recupero della campana stessa unitamente a tutto quanto relativo sia al lavoro di fondo che alla vita dei suoi occupanti;
i servizi vari;
l’adeguato intervento, soprattutto di carattere psicologico, atto a mantenere un clima di convivenza in ambiente confinato sotto il profilo dei rapporti umani e della necessaria socializzazione.

In funzione di tutto quanto espresso è evidente l’importanza che assume l’indispensabilità che tali tecnici provengano da appropriati cicli formativi/informativi che li doti di uno specifico titolo di Qualificazione Professionale per esercitare una professione delicata e di estrema responsabilità quale quella descritta e non scevra da rischio di incolumità fisica anche per gli stessi tecnici iperbarici che devono essere, anche, in grado di garantire l'assistenza all'’interno delle camere iperbariche garantendo un intervento di elevata professionalità che risulta essere la migliore,se non unica, tutela della propria ed altrui incolumità fisica. 

Nel secondo caso è nota l’importanza che assume l’opera di un Tecnico Iperbarico qualificato professionalmente che deve essere in grado di garantire l’assistenza tecnica (all’esterno e all’interno delle camere iperbariche) e psicologica per chiunque si trovi all’interno delle stesse, il regolare funzionamento e l’utilizzazione degli impianti e dei relativi accessori, il controllo dei gas a media e ad alta pressione, la conoscenza approfondita degli aspetti specifici della medicina iperbarica, la regolare compilazione di grafici di Comp./Dec. (compressione/decompressione) e l’applicazione di precisi protocolli prevenzionali antinfortunistici. 

Inoltre, è altresì nota l’importanza della medicina iperbarica, non certo limitata a quanto comunemente si conosce di essa per il trattamento di eventi embolici in cui possono incorrere i subacquei, ma anche per il trattamento di un ampissimo arco di patologie per alcune delle quali è colpa medica grave non ricorrere all'ossigenoterapia iperbarica (HbO). 

Il Ministero della Sanità, Direzione Generale degli Ospedali con propria circolare e la Direzione Generale della Medicina Sociale con opportune note, dopo i primi quattro corsi svolti nel 1973 presso la Scuola, con il patrocinio dello stesso dicastero che aveva dimostrato l’indispensabilità dell’istituzione di presidi iperbarici presso gli ospedali e l’altrettanta indispensabilità dei tecnici iperbarici, equiparabili ai tecnici di fisiologia respiratoria, sensibilizzò opportunamente gli Assessorati delle Regioni italiane perché provvedessero alla formazione ed alla qualificazione professionale di tali tecnici. 

La Regione Lazio recepì per prima, positivamente, tali sollecitazioni effettuando nel 1977 e nel 1978 la realizzazione di tali corsi di qualificazione professionale che hanno visto tutti i diplomati ottimamente occupati presso l’istituto di Anestesiologia e Rianimazione della facoltà di medicina, Università "La Sapienza" di Roma – Policlinico Umberto I. 

Anche la Regione Sardegna organizzò appositi corsi per tecnici iperbarici negli anni 1982/’84, consentendo l’istituzione del presidio di pronto soccorso iperbarico, presso l’ospedale Marino di Cagliari e favorendo l’occupazione della pressoché totalità degli allievi diplomati. 

Il corso specifico, per quest’atipica categoria di tecnici, assume un particolare sociale, potrebbe dirsi etico-politico, sia perché tende a soddisfare una elevata domanda di lavoro qualificato e sia perché la formazione di un "plafond" di tecnici iperbarici pone le basi e gli strumenti per realizzare nuove strutture tecnologiche e scientifiche a presidio della sicurezza umana, in una vasta gamma di attività lavorative ad elevata incidenza di rischio. 

Non può essere ignorata infine, tra i molti casi di attività lavorative "pericolose", quella della prevenzione mediante l’impiego dell’ ossigeno iperbarico, per le intossicazioni dei lavoratori che, nei cicli di particolari lavorazioni, sono a contatto di nitriti, nitrati, nitrobenzeni, nitrotolueni, etc., adoperati nella fabbricazione di vernici, di cosmetici e di prodotti farmaceutici in un largo spettro delle produzioni dell’industria chimica. 

Nella futura e progressiva istituzione dei centri di medicina iperbarica, con il conseguente sbocco occupazionale dei suoi tecnici, la Scuola vede il raggiungimento di una delle sue primarie finalità sociali ricevendo,nel contempo, la migliore soddisfazione morale per l’impulso che essa ha dato e dà all’affermazione della medicina iperbarica; tanto più per il fatto che, come ben noto, la Scuola stessa è stata la creatrice della specifica categoria di questi tecnici così come lo è stata nel 1959 per quella degli Operatori Tecnici Subacquei. 

Nel quadro, inoltre, della compatibilità fra l’espansione produttiva e la sicurezza sociale, la formazione dei quadri tecnico-scientifici della branca iperbarica consente di guardare positivamente e fiduciosamente anche ai rapporti con gli altri Paesi membri dell'Unione Europea (UE), non solo in termini di maggiori e più ampie opportunità socio-economiche, ma in quelle di un’occupazione che riuscirebbe finalmente a conciliare lo sviluppo economico e la sicurezza sociale all’interno di tutta la Comunità Economica Europea. 

Colmare tali lacune significherà dare un prezioso contributo al Progresso, alla Sicurezza ed al Lavoro.